LA SEZIONE

La storia dell’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti di Sondrio inizia nel 1949, quando il maestro Luigi Salvador, da tutti conosciuto come Nino, dopo aver perso la vista per cause di guerra decise di sposare la causa dell’Unione Italiana Ciechi e di fondare la sezione dell’Uici di Sondrio.

Negli anni antecedenti la guerra i non vedenti, come i disabili e gli invalidi in genere in provincia di Sondrio, venivano segregati dalle famiglie in casa e nelle stalle, a volte legati alla sedia per non disturbare le attività quotidiane in quanto ineducati a vivere e a muoversi nella società erano pericolosi per sé stessi e per gli altri.. Le famiglie isolavano i propri membri disabili in quanto non potevano essere utili nello svolgimento del lavoro quotidiano e nella quasi totalità dei casi le madri avevano più figli da accudire e da conciliare con il lavoro nei campi; la cura di un figlio disabile avrebbe portato alla “distrazione” dal lavoro e dagli altri figli che venivano considerati più meritevoli di cure in quanto il loro crescere forti avrebbe garantito una sana manodopera per mandare avanti la famiglia. Le istituzioni isolavano l’anello più debole della società come conseguenza di una cultura che, come abbiamo già visto per l’ambiente domestico, basava tutto sulla forza lavoro e sulla produttività, deliberando a priori l’inutilità sociale di coloro i quali avrebbero potuto avere una qualche utilità sociale solo dopo un notevole dispendio di energie, cure e formazione specifica. Proprio la comprensione di questi aspetti , provati anche a sue spese, portò il nostro pioniere “Nino” Salvador a fondare la sezione di Sondrio mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie risorse, contribuendo insieme all’Associazione a livello nazionale e regionale a creare le condizioni sociali ed economiche ed una opportuna legislazione, stimolando l’emanazione di normative mirate che hanno portato all’attuale integrazione scolastica lavorativa e sociale. Questa fase di evoluzione sociale e integrazione non è sempre stata facile, ha portato a dure lotte e manifestazioni, come la “Marcia del Dolore”, quando 500 ciechi marciarono da Firenze a Roma al fine di ottenere l’Indennità di Accompagnamento a titolo della propria invalidità.

La nostra sezione si è poi evoluta negli anni andando sempre di pari passo con le innovazioni tecnologiche sviluppando il lavoro in rete con enti e istituzioni locali e non, senza perdere mai di vista gli obbiettivi di coesione sociale, per una integrazione dei nostri membri in tutti gli strati sociali , istruzione e avviamento alle professioni per permettere loro di emanciparsi culturalmente ed economicamente in modo che possano comprendere i mondo e l’ambiente circostante senza aspettare che sia il mondo a capire loro, per spingerli a rompere quel guscio che nel passato li aveva falsamente protetti relegandoli nell’oblio della diversità. La forza della nostra associazione, come ben sapevano Nicolodi e Salvador, è l’unione che ha permesso ai ciechi d’Italia in poco più di novanta anni di passare dal chiedere la carità sui portoni delle chiese ai banchi universitari.


LA STORIA

In Italia la prima forma organizzata dei minorati visivi fu denominata Unione Italiana dei Ciechi, fondata a Genova da Aurelio Nicolodi (Trento 01.04.1894 - Firenze 27.10.1950), cieco di guerra e suo primo Presidente Nazionale.

Diplomato geometra e impiegato alle Ferrovie dello Stato, fu Ufficiale dell'esercito nella prima guerra mondiale e perse la vista meritandosi la medaglia d'argento al valore militare. Laureatosi in Economia e Commercio, fondò l'Unione Italiana Ciechi al Congresso di Genova il 26.10.1920 e dedicò la sua vita e la sua illuminata opera di educatore al riscatto morale e materiale dei privi di vista italiani, sia sotto il profilo organizzativo che dell'istruzione elementare e medio-superiore, allora pressoché inesistente in Italia, fondando diversi Istituti specializzati e in particolare, nel 1929, l'Istituto "Vittorio Emanuele II" di Firenze che oggi porta il suo nome.

A seguito della legislazione statale degli anni '70 l'Unione Italiana Ciechi fu privatizzata, mantenendo però la natura di Ente Morale e fu posta sotto la vigilanza del Ministero dell'Interno, acquisendo successivamente la qualifica di O.N.L.U.S.
Notevoli le conquiste dei minorati visivi in campo giuridico: basti pensare che, se nell'antichità e nel medioevo il cieco nato era interdetto per legge, e quindi privo di capacità giuridica, fino a tempi molto recenti si mantenne nei confronti dei privi di vista l'impossibilità alla firma di atti di valore legale. Infatti il riconoscimento del valore legale della firma dei privi di vista risale solo alla Legge 3.2.1975 n. 18, quindi a tempi molto recenti: passi da gigante, compiuti grazie soprattutto all'impegno dell'Unione Italiana Ciechi, se solo si pensa che fino alla metà degli anni '50 si vedevano ancora ciechi accattoni sui gradini delle chiese.


L'ORGANIZZAZIONE

CONSGILIO NAZIONALE : Presidente Tommaso Daniele (www.uiciechi.it)
CONSIGLIO REGIONALE : Presidente Nicola Stilla (www.uiciechi.it)
CONSIGLIO PROVINCIALE . Presidente Pierangelo Livraghi.

IL PRESIDENTE DELLA SEZIONE PROVINCIALE è il rappresentante dell’Unione nell’ambito provinciale, ed ha la direzione dell’attività associativa svolta in tale ambito.
a) convoca e presiede il Consiglio della Sezione Provinciale e l’Ufficio di Presidenza;
b) dà esecuzione ai deliberati del Consiglio della Sezione Provinciale;
c) firma corrispondenza, atti, contratti e convenzioni inerenti il Consiglio della Sezione Provinciale, esclusi gli atti di cui alla lettera m) dell’articolo 22.
d) promuove giudizi civili, penali e amministrativi, previa delibera del Consiglio della Sezione Provinciale. Provvede autonomamente a resistere in giudizio e a promuovere procedimenti conservativi, cautelari e possessori, informandone il Consiglio della Sezione Provinciale nella prima riunione utile.

IL VICE PRESIDENTE DELLA SEZIONE PROVINCIALE
Ha la delega piena a sostituire il Presidente della Sezione Provinciale in caso di assenza o impedimento.

IL CONSIGLIO DELLA SEZIONE PROVINCIALE

1. Il Consiglio della Sezione Provinciale compreso il Presidente è costituito da sette consiglieri per le sezioni come la nostra fino a 500 soci effettivi.
2. Per il computo dei soci si considerano le iscrizioni in regola con la quota associativa dell’anno precedente.
3. Almeno i 2/3 dei consiglieri devono essere soci effettivi.
4. Il Consiglio si riunisce in via ordinaria almeno quattro volte all’anno e in via straordinaria quando:
a) il Presidente lo ritenga necessario;
b) ne sia fatta richiesta dalla Direzione Nazionale o dal Consiglio Regionale;
c) ne venga fatta richiesta da almeno 1/3 dei suoi componenti.

Per la sezione di Sondrio le ultime elezioni si sono svolte ad aprile 2015, nel corso delle quali sono stati nominati :

Ufficio di Presidenza:
Pierangelo Livraghi, presidente;
Lidia Bondio, vice-presidente;
Valeria Magro, consigliere delegato;

Il consiglio è formato oltre che dai componenti dell’Ufficio di Presidenza, anche da:
Dott.ssa Stefania Carnazzola, consigliere;
Sig. Moreno Moroni, consigliere;
Dott. Roberto Tessandori, consigliere;
Sig. Mario Togninalli, consigliere;


GLI SCOPI

1. Scopo dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti-ONLUS-, che opera senza fini di lucro per l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale, è l'integrazione dei ciechi e degli ipovedenti nella società.

2. L’Unione promuove ed attua, anche mediante la creazione di apposite strutture operative, ogni iniziativa a favore dei ciechi e degli ipovedenti, in base a specifiche convenzioni con le pubbliche amministrazioni competenti o, relativamente a tipologie d’interventi non realizzate da queste, previa comunicazione alle medesime.

3. In particolare:
a) favorisce la piena attuazione dei diritti umani, civili e sociali dei ciechi e degli ipovedenti, la loro equiparazione sociale e l'integrazione in ogni ambito della vita civile, promuovendo allo scopo specifici interventi;
b) promuove ed attua iniziative per la prevenzione della cecità, per il recupero visivo, per la riabilitazione funzionale e sociale dei ciechi e degli ipovedenti; c) promuove ed attua iniziative per l’istruzione dei ciechi e degli ipovedenti e per la loro formazione culturale e professionale;
d) promuove la piena attuazione del diritto al lavoro per i ciechi e per gli ipovedenti, favorendone il collocamento lavorativo e l’attività professionale in forme individuali e cooperative;
e) attua iniziative assistenziali rispondenti alle necessità dei ciechi e degli ipovedenti, con particolare attenzione ai pluriminorati e agli anziani;
f) opera nel campo tiflologico e tiflotecnico per garantire la disponibilità di sempre più avanzati strumenti;
g) promuove ed attua le attività sportive volte allo sviluppo psicofisico dei non vedenti e degli ipovedenti, anche in collaborazione con altri organismi”;
h) Favorisce la costituzione e lo sviluppo di cooperative sociali, aderendovi in qualità di socio con propri finanziamenti.

3. È fatto divieto, secondo quanto previsto dall’art. 10, comma 5, del D. L.vo 460/97, di svolgere attività diverse da quelle di cui ai commi precedenti, ad eccezione di quelle ad esse direttamente connesse.